Negli ultimi anni, la rendicontazione di sostenibilità è diventata uno strumento fondamentale per valutare l’impatto ambientale, sociale e di governance (ESG) delle imprese. Con l’entrata in vigore della Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), l’Unione Europea ha ampliato notevolmente il perimetro delle aziende chiamate a comunicare in modo trasparente le proprie performance non finanziarie, rafforzando gli obblighi di disclosure rispetto alla precedente direttiva NFRD.
Il recente “Pacchetto Omnibus”, parzialmente approvato dal Parlamento Europeo il 3 aprile 2025, propone importanti modifiche alla Direttiva CSRD, con l’obiettivo di rinviare e semplificare alcuni obblighi in materia di rendicontazione di sostenibilità. Sebbene il testo abbia superato una fase significativa del processo legislativo, non tutte le proposte sono definitive: alcuni aspetti restano oggetto di discussione e dovranno essere confermati nel corso del negoziato interistituzionale.
Cosa potrebbe cambiare con Omnibus
Innalzamento della soglia dimensionale
Una delle proposte più rilevanti riguarda l’innalzamento della soglia dimensionale: gli obblighi di rendicontazione potrebbero essere limitati alle imprese con più di 1.000 dipendenti. Se confermata, tale modifica escluderebbe circa l’85% delle aziende italiane oggi potenzialmente coinvolte. Tuttavia, l’effettiva applicazione di questa soglia è ancora incerta.
Slittamento delle scadenze e proroga per l’adeguamento
Viene proposta una proroga generalizzata di due anni per l’applicazione della CSRD, dando alle imprese più tempo per raccogliere dati, aggiornare i processi e strutturarsi internamente. Le grandi imprese sarebbero così chiamate a pubblicare il primo report di sostenibilità nel 2028 (anziché nel 2026), mentre le PMI quotate inizierebbero dal 2029 (anziché dal 2028).
Eliminazione degli standard settoriali
Il Pacchetto propone inoltre l’eliminazione dell’obbligo di applicare standard ESG settoriali, a vantaggio di un quadro normativo più semplice e uniforme.
Introduzione di standard ESG semplificati per le PMI escluse
Le imprese non obbligate alla rendicontazione potrebbero comunque adottare su base volontaria standard ESG semplificati predisposti dalla Commissione, per comunicare il proprio impegno al mercato e agli stakeholder.
Una semplificazione che, se da un lato mira a ridurre il carico burocratico per le imprese, dall’altro solleva alcune criticità. L’esclusione di un ampio numero di aziende, infatti, potrebbe generare nuova complessità normativa e una minore trasparenza sui rischi ESG.
L’impegno delle imprese resta strategico
Il Pacchetto Omnibus si propone come punto di equilibrio tra l’esigenza di accelerare la transizione sostenibile e la necessità di non gravare eccessivamente sul sistema produttivo. In questo contesto, le imprese italiane – pur potendo beneficiare di un possibile rinvio – sono chiamate a non abbassare la guardia: investire in sostenibilità rimane una leva strategica per la competitività e per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo.
Le prospettive future
Anche qualora alcune semplificazioni fossero approvate, gli operatori economici continuano a considerare centrali i dati ESG, in particolare per l’accesso al credito. Come ricordato anche da Banco BPM, la valutazione dei rischi ambientali e sociali resta essenziale nel rapporto banca-impresa. Allo stesso tempo, si moltiplicano gli standard a livello globale: tra gli ultimi sviluppi, la Cina ha introdotto nuovi standard ufficiali per il calcolo della Carbon Footprint, confermando la crescente attenzione internazionale sul tema della rendicontazione ambientale.
ambiente spa supporta aziende ed enti pubblici nel percorso verso la sostenibilità, offrendo servizi e competenze per la gestione ambientale, la rendicontazione ESG e l’adozione di pratiche responsabili. Anche alla luce delle modifiche normative in corso, la sostenibilità resta una scelta prioritaria per chi vuole creare valore nel lungo periodo.











