Il webinar “PSA – Piani di Sicurezza dell’Acqua: uno strumento gestionale strategico per le aziende idriche”, promosso da ambiente con il patrocinio di AIS – Associazione Infrastrutture Sostenibili, ha acceso i riflettori sulle prospettive di attuazione dei nuovi piani. Andrea Sbandati, responsabile progetto acque di ambiente, ha offerto una visione di sistema, collocando i PSA all’interno di un quadro normativo e operativo complesso.
Un contesto in trasformazione
Il settore idrico italiano si trova oggi ad affrontare contemporaneamente numerosi adempimenti: dalla nuova direttiva sulle acque destinate al consumo umano, che introduce i PSA, alla direttiva sulle acque reflue, passando per gli obiettivi di resilienza idrica, gestione delle acque meteoriche e decarbonizzazione. Accanto agli aspetti tecnici, la sfida è anche culturale: i PSA devono essere compresi come un’occasione di crescita organizzativa e non solo come un obbligo di legge. Solo così potranno incidere davvero sulla qualità del servizio e sulla fiducia dei cittadini.
Frammentazione e disparità
Il quadro dei gestori resta molto frammentato: oltre 2.000 operatori, di cui 400 aziende strutturate e circa 1.200 Comuni che gestiscono in economia. Ne risulta un panorama disomogeneo, con realtà molto avanzate accanto a piccoli gestori in forte ritardo.
Verso il 2029
In questo contesto, Sbandati ha sottolineato l’importanza di nuove forme di collaborazione tra gestori, istituzioni e società di consulenza come ambiente, per garantire che entro il 2029 i PSA siano diffusi e operativi in tutta Italia. Non un adempimento burocratico, ma un vero strumento di prevenzione e di gestione operativa.
La sfida dei PSA non riguarda dunque soltanto il rispetto delle scadenze, ma la capacità di rendere il sistema idrico nazionale più omogeneo e resiliente. Solo superando le disparità territoriali sarà possibile trasformare i piani da formalità amministrativa a vera garanzia di sicurezza per i cittadini.











